Giugno 2010
Tutto esaurito al Teatro comunale di Tuscania "Il Rivellino" per la prima di Notre Dame de Paris messo in scena dalla Compagnia degli Artisti della Scuola D’Arte Accademia delle Arti dello Spettacolo Danza Canto Recitazione di Viterbo.
Lo spettacolo, che ha commosso il folto pubblico, é stato scandito dai copiosi applausi che hanno accompagnato la rappresentazione sin dall’inizio per 120 minuti di ritmo serrato tenuto dagli artisti sul palco per raccontare, con una propria interpretazione, la storia del deforme campanaro Quasimodo innamorato della bellissima zingara Esmeralda, condannata a morte da un prete stregato dalla sua bellezza. La narrazione di Victor Hugo ha trovato il suo naturale completamento nelle travolgenti canzoni di Riccardo Cocciante e nella musica classica del balletto di repertorio “Esmeralda” composta da Cesare Pugni. Eccezionale il corpo di ballo preparato dai Maestri Emanuela Boni e Alessandro Pustizzi, straordinari i cantanti ed il coro coordinati e preparati dalla Maestra Liana Tossuto, attori giovanissimi in scena, alla stessa stregua di professionisti navigati, preparati dal Maestro Massimo D’Alessio e la funambolica presenza di un Gargoyle d’eccezione, l’acrobata Marco Sacco (già capo acrobata in Notre Dame de Paris, le Cirque Du Soleil, Tosca...) per una regia a 360 gradi (firmata da Massimo D’Alessio) che ha dato al pubblico l’impressione di entrare nella storia come avvolto da un caldo abbraccio e lo ha tenuto in continua tensione per non perdere neppure un istante del coinvolgente spettacolo che accanto a momenti di grande commozione ha regalato anche la leggerezza del sorriso grazie a due “litigiosi” gargoyle.
Teatro Unione 2006
Bella la serata del 30 giugno scorso al Teatro dell'Unione di Viterbo. Tanta allegria, energia e tanto l'impegno profuso dai giovani allievi dell'Accademia delle Arti dello Spettacolo, in scena per il saggio di fine anno. L'inizio è dedicato alla danza: classica con un ironico balletto in stile neoclassico (creato e coreografato da Emanuela Boni), e moderna, con alcuni quadri ispirati al film Moulin Rouge . Si fanno ammirare anche le 4 giovanissime attrici che affrontano l'impegnativa scena delle streghe tratta dal Macbeth di Shakeapeare.
Poi il clou della serata, lo spettacolo che ha catalizzato l'attenzione e commosso il folto pubblico presente: il monologo "Ho provato a dimenticare", scritto da Marco Moriconi e interpretato da Massimo D'Alessio con la regia di Francesca Ventura.
Un testo, vibrante di sentimento, su una delle tragedie che più profondamente ha segnato la recente storia del nostro paese: la strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
Al centro della scena, animata sullo sfondo dall'andirivieni dei passeggeriuna stazione ferroviaria in un caldo giorno d'agosto, il protagonista ricorda un viaggio di tanti anni prima, quando dopo gli esami di maturità, acquista il biglietto per il suo primo viaggio finalmente senza i genitori. Una vacanza con gli amici che lo condurrà direttamente nell'inferno della stazione di Bologna, proprio quando nella sala d'attesa di seconda classe scoppia l'ordigno distruttore di vite umane.
Un giorno, quando crede di aver finalmente dimenticato quegli orribili attimi, mentre si trova in un parco leggendo un giornale in una assolata giornata, vede una figura conosciuta: uno di quegli amici lontani nel tempo, forse proprio quello che fu allora dato per disperso e che ora fugge per evitare l'incontro con il suo passato.
Da sottolineare l'impegnativa scelta sia d'ordine drammatico che pedagogico: "Ho provato a dimenticare" è infatti un testo contemporaneamente diretto e complesso, che invita a ricercare e ad approfondire, nella verità del Teatro, il riflesso (o l'ombra) che la storia lascia nelle vite di ognuno di noi. Bravissimo Massimo D'Alessio che ci conduce per mano lungo questo percorso, costringendoci a riconoscere dentro di noi la scintilla dolorosa di Bologna. Lucida serrata e incisiva la regia di Francesca Ventura che, con mano ferma scandisce i tempi della riflessione, dello smarrimento, della pietà, dell'innocenza violata e della sete di giustizia.